E ALLA FINE ARRIVO’ NOVEMBRE….

La protesta dei pastori sardi usati e poi dimenticati da Salvini. Un’altra storia di speculazione elettorale alle spalle di lavoratori e famiglie. Il mio articolo e il testo dell’accordo del Febbraio 2019.

E ALLA FINE ARRIVO’ NOVEMBRE….

Ve li ricordate i pastori sardi? Sì, quelli che versavano il latte per strada, gettavano via il frutto del loro lavoro, organizzavano blocchi stradali. Erano la prima notizia di tutti i telegiornali, prima pagina dei quotidiani. La loro rabbia aveva coinvolto un intero Paese. Erano disperati perché il prezzo del latte era inchiodato a 60 centesimi al litro, una cifra irrisoria non sufficiente neanche a coprire i costi di produzione. Sembra un secolo fa, eppure era appena lo scorso febbraio.

Il caso volle che quella protesta, così furiosa, avvenisse proprio alla viglia delle elezioni regionali in Sardegna. Salvini volò letteralmente da loro. Disse solennemente “non mi alzerò dal tavolo finché il latte non viene pagato un euro al litro”. E giù applausi, foto, selfie. E, ovviamente, la vittoria della Lega in Sardegna.

E cosa è successo quindi? Problema risolto, latte alle stelle, e pastori felici? Come boh? Ma ci siamo dimenticati dei pastori sardi?? Semplice. Salvini dal tavolo si è alzato, ma il prezzo del latte è rimasto lì. Pochi giorni dopo quella solenne promessa, e la conseguente vittoria alle regionali, si firmò un accordo alla prefettura di Sassari, per cui il prezzo del latte venne fissato a 74 centesimi al litro, ben lontani dall’euro promesso, con la sola speranza di avere un conguaglio a novembre sulla base del prezzo del pecorino romano.

Molto semplicemente: i pastori avrebbero ricevuto il loro euro al litro promesso solo se il pecorino fosse arrivato a 8,50 euro al chilogrammo. Una completa e assoluta utopia (o follia). Basta pensare infatti che il giorno dell’accordo, ovvero l’8 marzo, il prezzo del pecorino romano viaggiava intorno ai 5,60 euro al chilogrammo. Ma allora perché i pastori firmarono? La Coldiretti sostiene di aver firmato quell’accordo innanzitutto per disperazione e responsabilità. E poi perché il Governo, (in prima persona Salvini e Centinaio), si impegnò ufficialmente a lavorare sulla catena di produzione del pecorino per eliminare la produzione eccessiva e far alzare di conseguenza i prezzi. Non solo. Il governo si impegnò anche a stanziare e mettere a disposizione 49 milioni di euro per sostenere il settore. Non sto scherzando, esattamente 49 milioni (?)(!).

Nulla è accaduto di tutto questo ovviamente. La produzione di pecorino in eccesso è rimasta, il prezzo del pecorino è inchiodato a meno di 7 euro al chilogrammo, i pastori non vedranno un centesimo di conguaglio, i decreti attuativi necessari a sbloccare quelle risorse mai approvati, i 20 milioni di finanziamenti promessi dalla Regione Sardegna mai visti. Tanto che le proteste rabbiose di febbraio sono di nuovo alle porte.

E Salvini? Non si hanno più notizie di lui in Sardegna da marzo. Dopo la vittoria alle regionali è scomparso. Sparito nel nulla. Non si è fatto vedere neanche durante il suo beach tour di questa estate. E come si fa durante un beach tour estivo ad escludere proprio la Sardegna?? “Ha paura che lo buttiamo in mare” dice Sanna, uno dei leader della protesta.  Parola di pastore sardo!

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